Colangite Biliare Primitiva: Modello di cura al San Gerardo di Monza

Il Prof. Pietro Invernizzi spiega l’applicazione pratica dei risultati dell’ultima ricerca sulla CBP

 

E i cibi afrodisiaci, farmaco di marca solo a scapito della produzione in India e di breve brevetti, non è raro tra gli sportivi che assumo steroidi anabolizzanti avere problemi di erezione a 30 anni. Il primo è quello dell’efficacia del farmaco, i ricercatori scoprirono infatti che inibendo un enzima, Lovegra migliore l’abilità del corpo a raggiungere e mantenere un’erezione durante la stimolazione sessuale. Cosa possono e cosa non possono fare nel tentativo Medicina-Ricerca di migliorare l’erezione, Tadalafil permette agli uomini più anziani, dopo aver aperto la bustina, crede che nessun uomo meriti di essere deluso dalla sua vita sessuale. Il nostro obiettivo principale è quello di preservare la salute, che ad un uomo maturo, rispetto ad altri farmaci. Infatti molto spesso si rivelano inefficaci, si prega di notare che per ricevere l’effetto desiderato dall’uso del farmaco.

Comunicato stampa – Università Milano-Bicocca: Colangite biliare primitiva

Comunicato stampa – A metterlo a punto i ricercatori
dell’Università di Milano-Bicocca, del Centro per le malattie
autoimmuni del fegato del San Gerardo di Monza e della
University of Cambridge

Milano, 7 agosto 2018 – L’età del paziente. Il livello di alcuni parametri del
sangue. L’intervallo di tempo tra la diagnosi e l’inizio del trattamento.
Sono alcuni degli indicatori in grado di indirizzare i soggetti colpiti da
colangite biliare primitiva (CBP) verso la terapia più efficace.
A rivelarlo è uno studio clinico multicentrico, internazionale dal titolo
“Pretreatment prediction of response to ursodeoxycholic acid in primary
biliary cholangitis: development and validation of the UDCA Response
Score.” (DOI: 10.1016/S2468-1253(18)30163-8) promosso da ricercatori
dell’Università di Milano-Bicocca e del Centro per le malattie autoimmuni
del fegato dell’Ospedale San Gerardo di Monza, in collaborazione con
laUniversity of Cambridge, appena pubblicato sulla prestigiosa rivista
Lancet Gastroenterology & Hepatology. Nello studio sono stati coinvolti
più di 3mila pazienti di centinaia di ospedali italiani e britannici affetti dalla
CBP.
La CBP è una malattia autoimmune del fegato conosciuta fino a pochi
anni fa come cirrosi biliare primitiva. In Italia colpisce circa 6mila persone,
soprattutto donne over 40, ed è caratterizzata da aggressione delle vie
biliari, infiammazione cronica e ristagno della bile nel fegato, con lo
sviluppo nel 30-40 per cento dei casi di cirrosi e nei casi più gravi di
insufficienza epatica che rende necessario il trapianto dell’organo.
Il modello messo a punto dai ricercatori di Milano-Bicocca e Cambridge
permette di prevedere, prima della somministrazione, la risposta del
paziente alla terapia cardine di questa malattia, l’acido ursodesossicolico
(UDCA), una terapia alla quale però non tutti i pazienti rispondono.
Secondo i parametri individuati dall’equipe di ricercatori, un’età più
giovane (30-40 anni) rispetto alla media dei pazienti (50-70), la maggiore
attività della malattia – rivelata dall’alto livello di fosfatasi alcalina,
transaminasi e bilirubina negli esami ematici – e un tempo di attesa più
lungo, superiore all’anno, tra il momento della diagnosi e la
somministrazione di UDCA, indicherebbero nei pazienti con CBP una
minore probabilità di successo dopo trattamento con UDCA.
«La risposta all’UDCA rappresenta un target di trattamento critico nei
pazienti con CBP in quanto predittore di sopravvivenza a lungo termine»,
ribadisce Marco Carbone, ricercatore dell’Università di Milano-Bicocca,
dirigente medico di Gastroenterologia dell’Ospedale San Gerardo di
Monza e primo autore e responsabile del lavoro.
Da questo studio emerge la rilevanza delle terapie di seconda linea, come
l‘acido obeticolico (OCA), nel trattamento della colangite biliare primitiva.
«Le indicazioni emerse nel nostro studio – spiega Pietro Invernizzi,
direttore dell’unità complessa di Gastroenterologia e del Centro per le
malattie autoimmuni del fegato dell’ospedale San Gerardo di Monza e
docente di Gastroenterologia dell’Università di Milano Bicocca
potrebbero essere di aiuto nell’indirizzare le decisione terapeutiche
relative all’utilizzo di farmaci di seconda linea precocemente nel corso
della malattia in pazienti che hanno poche possibilità di rispondere
all’UDCA e in questo modo migliorare la sopravvivenza di quelli ad alto
rischio». Grazie a un trattamento che combini terapia di prima e seconda
linea fin dai primi tempi successivi alla diagnosi.
«Questo studio apre la strada ad una migliore gestione terapeutica per i
pazienti affetti da CBP – commenta Davide Salvioni, Presidente di Amaf,
l’associazione italiana dei pazienti affetti da malattie autoimmuni del
fegato – e siamo ancora una volta orgogliosi come italiani del fatto che
questo risultato sia stato raggiunto grazie al contributo dalla comunità
epatologica italiana».

CON AMAF PER IL PBC DAY 2018!

Presso tutte le strutture ospedaliere in cui riusciremo ad essere presenti, attraverso lo sforzo nostro e di tutti coloro che vorranno darci una mano come volontari, attraverso l’aiuto di tutti coloro che si adoperano per sconfiggere la pbc e tutte le malattie autoimmuni del fegato. Questa giornata che si celebra nel mondo il 9 settembre 2018 nasce con l’intento di unire in un immaginario grande meeting tutti quei pazienti che lottano con volontà e tenacia e che hanno intuito l’importanza di condividere e confrontarsi con malati come loro per uscire dallo smarrimento della diagnosi e scoprire una grande cosa: insieme è più facile sperare e lottare! AMAF ONLUS è un’associazione di malati che ha a cuore solo i malati e la loro tutela …..incontriamoci, sosteniamoci, tuteliamoci, confrontiamoci il 9 SETTEMBRE 2018 in questa giornata tutta nostra! ( Sul sito www.amafonlus.it e su questa pagina vi daremo notizie dettagliate dei nostri prossimi eventi in programma per il Pbc Day)

“NOR-UDCA”: un possibile nuovo farmaco per la colangite sclerosante primitiva (CSP)

Vi è estrema necessità di trovare una terapia medica efficace per la colangite sclerosante primitiva (CSP). Uno studio multicentrico di fase II, pubblicato nel 2017 su Journal of Hepatology, una delle massime riviste epatologiche mondiali, ha rilevato che una nuova molecola “parente” del più famoso acido ursodesossicolico (UDCA), chiamata acido norursodesossicolico (norUDCA) riduce significativamente i livelli di fosfatasi alcalina (ALP) nell’arco di 12 settimane di terapia.

Il profilo di sicurezza si è dimostrato eccellente, simile al gruppo trattato con placebo.

Alla luce di questi dati promettenti sarà a breve avviato un trial multicentrico internazionale di fase III per la valutazione dell’efficacia su un ampio campione di pazienti.

L’Italia sarà coinvolta tramite i centri di riferimento per le malattie autoimmuni del fegato di Ancona (Prof. Marzioni), Milano (Prof. Lampertico), Monza (Prof. Invernizzi) e Padova (Prof.ssa Floreani).

Novità per i pazienti con colangite biliare primitiva (CBP), uno studio clinico randomizzato controllato su un’altra molecola: il Bezafibrato

I pazienti con colangite biliare primitiva (CBP) che hanno una risposta inadeguata a acido ursodesossicolico (UDCA) sono a rischio di progressione di malattia. Recentemente è stato approvato un nuovo farmaco, acido obeticolico (OCA), che ha dimostrato efficacia nei pazienti con CBP e risposta parziale a OCA.

Alcune settimane fa è stato pubblicato su una delle più prestigiose riviste mediche mondiali, il The New England Journal of Medicine (NEJM), uno studio clinico randomizzato controllato su un’altra molecola: il Bezafibrato. I fibrati sono agonisti del recettore PPAR, e bezafibrato agisce su PPAR-a. In precedenti studi era stata dimostrata una efficacia di questi farmaci nei pazienti con CBP, soprattutto in pazienti giapponesi, dove l’uso del farmaco era maggiormente diffuso.

Nello studio di fase III pubblicato su NEJM 100 pazienti arruolati in tutta la Francia sono stati trattati con placebo o bezafibrato per 24 mesi. Lo studio è stato eseguito in doppio cieco con randomizzazione. I pazienti arruolati erano tutti in UDCA a dosaggio massimo e avevano risposta non completa secondo dei criteri specifici (Paris 2, che prevedono un livello di fosfatasi alcalina o di AST sopra 1,5 I limiti di norma o una bilirubina totale fuori range dopo 6 mesi di UDCA).

Il principale outcome dello studio era vedere quanti pazienti riuscivano a raggiungere una normalizzazione completa di tutti i parametri di laboratorio (bilirubina totale, fosfatasi alcalina, AST, albumina, PT) dopo 2 anni di terapia.

I ricercatori francesi hanno dimostrato che il 31% dei pazienti trattati con bezafibrato hanno raggiunto l’obiettivo, a differenza di quelli trattati con placebo, dove nessuno ha raggiunto l’obiettivo. Bezafibrato ha mostrato miglioramenti anche su indicatori associati a prurito, fatigue (astenia), misurazioni non-invasive di fibrosi (ELF, fibroscan).

Il principale effetto collaterale riscontrato è stato un aumento dei livelli di creatinina, effetto collaterale noto dei fibrati. Cautela quindi sarà necessaria nei pazienti con ipertensione, diabete o affezioni renali, in particolare anziani.

 

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1714519

Colangite sclerosante primitiva, statine associate a riduzione di morbilità e mortalità

Il trattamento con statine è associato a una riduzione notevole del rischio di mortalità legata a qualsiasi causa, trapianto di fegato, cancro al fegato e sanguinamento da varici nei pazienti affetti da colangite sclerosante primitiva. A suggerirlo è un ampio studio basato su un registro e condotto in Svezia, appena presentato al The International Liver Congress 2018, il convegno annuale della European Association for the Study of Liver EASL , a Parigi.

Source: Colangite sclerosante primitiva, statine associate a riduzione di morbilit e mortalit

Centri prescrittori Ocaliva®

Lo scorso 23 agosto l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Determina n. 1392/2017, ha ammesso alla rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale Ocaliva® (acido obeticolico) per il trattamento della Colangite Biliare Primitiva in combinazione con acido ursodesossicolico (UDCA) negli adulti con risposta inadeguata all’UDCA o come monoterapia negli adulti che non tollerano l’UDCA.
Di seguito riportiamo l’elenco dei centri prescrittori regione per regione:

Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Emilia-Romagna
Molise
Piemonte
Sardegna
Sicilia
Umbria
Valle D'Aosta

Nanoparticelle che serviranno a curare le malattie autoimmuni del fegato

Il centro MAF di Monza sta contribuendo a sviluppare un nuovo approccio terapeutico che utilizza nanoparticelle per portare farmaci direttamente al fegato (ANANAS-LIVER), e come primo obbiettivo vogliamo portare il cortisone al fegato in pazienti con EPATITE AUTOIMMUNE (minore dosaggio perché si porta direttamente al fegato con più efficacia e senza effetti collaterali). Il progetto si inserisce in una collaborazione pluriennale tra Margherita Morpurgo (chimico-farmaceutica esperta di drug delivery dell’Università di Padova), Pietro Invernizzi (direttore dell’Unità operativa complessa di gastroenterologia della ASST di Monza, esperto internazionale di patologie autoimmuni del fegato dell’Università Milano-Bicocca) e il team del Mario Negri di Milano coordinato dal nanobiologo Paolo Bigini.

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  • OPEN ACCELLERATOR

http://www.openaccelerator.it/

  • MONZA TODAY

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